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La democrazia mancata nelle “Vie d’Acqua”

La democrazia mancata nelle “Vie d’Acqua”

Abbiamo ricevuto dai “Comitati x Milano” alcune considerazioni che pubblichiamo qui integralmente.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato altri contributi, che chiedono la non realizzazione delle “Vie d’Aqua”.

Modificare il tracciato, o chiedere fermamente che si rinunci ad una opera inutile, costosa e devastante per il verde pubblico? Quesito a cui solo i cittadini dovrebbero rispondere se, la democrazia, non venisse a mancare così spesso…

Alcuni Link nei quali trovare altre informazioni sul tema delle “Vie d’Acqua”.

“Vie d’acqua”, interrogazione a Maroni: ( http://www.lombardia5stelle.it/2014/01/16/vie-dacqua-interrogazione-a-maroni/ )

Italia Nostra: https://www.facebook.com/events/458788377526890/ ; http://italianostra-milanonord.org/document/via-dacqua-expo-2015/

DimensioniDiverse http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3458

AcquaBuona: http://www.acquabuona.it/2014/01/expo-2015-facciamo-le-vie-di-grano-al-posto-delle-vie-dacqua/

 

La democrazia mancata nelle “Vie d’Acqua”

La vicenda della realizzazione delle vie d’acqua, che dovrebbe in qualche modo evocare i canali leonardeschi, rende critica la cittadinanza di tre zone di Milano, la 6, la 7 e la 8, rispetto alla grande opera che deve ricordare ai visitatori di Expo 2015 come la nostra città sia stata costruita sull’acqua, proprio come Venezia.

Nel corso dei secoli Milano è stata cementificata per far posto ai suoi abitanti e, nell’ultimo secolo, per permettere ai cittadini di raggiungere ogni angolo della città comodamente seduti all’interno dei propri veicoli. Oggi assistiamo a un doveroso cambiamento della politica dei trasporti che privilegi l’uso dei mezzi pubblici. Non è così per quanto riguarda il verde pubblico che sembra diventato terra di conquista per i nostri “innovatori” in vista dell’Esposizione Universale.

I cittadini di Milano, interessati dal passaggio dell’inutile opera che devasta quattro parchi al solo presunto scopo di far defluire l’acqua accumulata nel “laghetto” del sito deputato all’Expo, dimostrano una flessibilità d’intenti di gran lunga superiore a quella degli organizzatori della manifestazione:  non chiedono l’abolizione del canale, anche se esiste già uno scolmatore dell’Olona che passa giusto per Pero, bensì la modifica del tracciato, al fine di ripristinare gli storici corsi d’acqua già presenti, che potrebbero essere valorizzati proprio per essere in linea con il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

I cittadini difendono con forza i parchi cittadini di periferia che si inseriscono nel parco Sud di Milano, affermando la propria vocazione agricola, e pertanto chiedono la valorizzazione del sistema irriguo esistente, senza la necessità di creare uno scolo aggiuntivo con lo scopo pretestuoso di incrementare la portata d’acqua verso i campi del’area a Sud di Milano. Nei parchi interessati sono presenti diverse famiglie di animali acquatici e volatili, anche notturni, che hanno trovato in questi ambienti il terreno adatto per cibarsi e riprodursi.

Si ricorda che il parco delle Cave come quello di Trenno e l’area Calchi Taeggi, interessati dal passaggio della vie d’acqua, erano aree di sversamenti illeciti fino agli anni settanta: la loro riqualificazione è stata voluta fortemente dall’impegno di tanti cittadini che si sono prodigati per piantare materialmente gli alberi che oggi sarebbero messi seriamente a rischio dalla costruzione dell’opera in discussione.

La dissennata costruzione intacca profondamente il progetto di continuazione del verde tra i parchi cittadini di Trenno e Cave considerando gli stessi come parchi residuali di periferia,  non inseriti in una progettazione strutturale come avviene nelle grandi città europee. E questo in palese contraddizione con il tema di Expo dello sviluppo eco-compatibile.

 

Si chiede,

●      che venga rivisto il progetto mentre le ruspe sono già in azione secondo le linee guida del progetto di Italia Nostra approvato dal Politecnico di Milano, che valorizza l’esistente ottenendo un sensibile risparmio di denaro pubblico e il ripristino delle antiche vie d’acqua di cui il nostro territorio è ricco;

●      che si affrontino la valutazione di impatto ambientale, il parere del Consiglio Superiore delle Opere Pubbliche, della Sovrintendenza e le relazioni relative ai carotaggi, l’esame situazione inquinanti del sottosuolo (necessità di bonifica del territorio);

●      che si rafforzino i vincoli paesaggistici per il post Expo al fine di non incrementare la quantità di

cemento nelle aree interessate alla via d’acqua.

 

La mancata realizzazione della variante costituisce, inevitabilmente, una sconfitta per la democrazia oltre che per l’ambiente: la responsabilità della municipalità, piegata alle decisioni di Expo, mette in seria discussione il movimento che ha decretato la vittoria di questa compagine politica per la quale i Comitati X Milano hanno lavorato “mettendoci la faccia” in ogni angolo della città.

Non dare ascolto alla cittadinanza rischia di aumentare la frattura tra cittadini e istituzioni proprio nel momento in cui si sta tentando di ricostruire la fiducia verso coloro che ci rappresentano, di togliere valore alla democrazia di prossimità rappresentata dai Consigli di Zona (anche se questi ultimi sono stati svuotati di potere dalle ultime amministrazioni, e spesso sono fonte di disillusioni), di non permettere di continuare a coltivare il sogno della costruzione di una reale democrazia partecipativa che veda coinvolta la cittadinanza attiva.

Non difendere i territori favorisce il senso di abbandono delle periferie: i cittadini vedono i beni comuni diventare oggetto di conquista per questo o quell’evento, in funzione di poteri forti poco interessati alla qualità della vita di quei quartieri che tentano di risollevarsi dopo anni di abbandono.

 

L’accoglimento delle nostre istanze, o quantomeno una presa di posizione ufficiale dell’amministrazione rispetto alla proposta di variante, diventa un elemento imprescindibile per continuare a credere nella possibilità di un reale cambiamento nel modo di fare politica.

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